Cosa cambia col recepimento RED III?

Con il Decreto Legislativo 9/01/2026 n. 5, l’Italia ha ufficialmente recepito la direttiva europea RED III, aggiornando in modo profondo il quadro normativo sulle energie rinnovabili. Il provvedimento, entrato in vigore il 4 febbraio 2026, segna un passaggio chiave nella strategia di transizione energetica nazionale.

Non si tratta solo di un aggiornamento normativo, ma del sistema energetico che viene ripensato per accelerare la diffusione delle fonti rinnovabili, semplificare le autorizzazioni e aumentare gli obblighi di sostenibilità per edifici, imprese e PA.

recepimento red III

Un nuovo quadro normativo per le rinnovabili

Il decreto recepisce la direttiva europea 2023/2413 RED III, che rafforza gli obiettivi comunitari in materia di energia pulita. In particolare, l’UE ha fissato un target vincolante di almeno il 42,5% di energia da fonti rinnovabili entro il 2030, con l’obiettivo di ridurre emissioni e aumentare l’indipendenza energetica

In Italia, questo si traduce in un aggiornamento strutturale della normativa esistente, in particolare del decreto legislativo 199/2021, che viene integrato e ampliato per rendere più efficace l’adozione delle tecnologie rinnovabili.

Più rinnovabili negli edifici

Uno degli aspetti più concreti riguarda il settore edilizio, che rappresenta oggi circa il 40% dei consumi energetici e il 36% delle emissioni in Europa.

Il decreto introduce nuovi obblighi e di integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici, con percentuali più elevate rispetto al passato. A partire dal 2026:

  • le nuove costruzioni dovranno coprire fino al 60% dei consumi energetici con rinnovabili (65% se si tratta di edifici pubblici);
  • anche le ristrutturazioni importanti saranno soggette a quote obbligatorie;
  • gli impianti termici dovranno integrare una quota minima di energia rinnovabile.

Questo significa che fotovoltaico, pompe di calore e sistemi ibridi diventeranno sempre più parte integrante dei progetti edilizi.

Autorizzazioni più veloci e zone di accelerazione

Uno degli ostacoli principali alla diffusione delle rinnovabili è sempre stato quello burocratico. Con il recepimento della RED III, il legislatore interviene proprio su questo punto introducendo le cosiddette “zone di accelerazione”.

Si tratta di aree in cui sarà più semplice e veloce installare impianti rinnovabili, con tempi autorizzativi ridotti fino a 12 mesi.

Questo rappresenta un cambiamento concreto per le imprese: meno incertezza, meno tempi morti e maggiore possibilità di pianificare investimenti energetici.

Nuove regole anche per trasporti, biomasse e idrogeno

Il decreto non si limita al settore edilizio, ma interviene su tutta la filiera energetica.

Tra le novità più rilevanti:

  • rafforzamento del ruolo dei biocarburanti e dell’idrogeno nei trasporti;
  • criteri più stringenti per la sostenibilità delle biomasse, con requisiti più elevati di riduzione delle emissioni;
  • introduzione di nuove definizioni e standard per tecnologie emergenti come il bio idrogeno.

L’obiettivo è creare un sistema energetico integrato, in cui produzione, consumo e mobilità siano sempre più sostenibili.

Cosa cambia per imprese e pubbliche amministrazioni

Per aziende e PA, il recepimento della RED III non è solo un aggiornamento normativo, ma una leva strategica.

Da un lato aumentano obblighi, soprattutto per edifici e interventi di riqualificazione, all’altro lato però si aprono nuove opportunità per accesso agli incentivi, accesso alle comunità energetiche, la possibilità di ridurre i costi energetici e integrare l’efficienza energetica con la produzione da fonti rinnovabili.

In questo scenario, la capacità di pianificare interventi energetici diventa un fattore competitivo sempre più rilevante.

NHP supporta aziende e PA nell’analisi degli interventi energetici, nella progettazione e nell’accesso agli incentivi, accompagnando ogni fase della transizione verso modelli più sostenibili. Scopri di più sul nostro sito.