Hydrogen Horizons – Hydrogen Valleys quando il territorio diventa un ecosistema energetico

Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso di Hydrogen Valleys, le Valli dell’Idrogeno. Il termine può sembrare tecnico, ma l’idea che rappresenta è molto semplice: non un singolo impianto per produrre idrogeno, ma un ecosistema energetico territoriale in cui produzione, stoccaggio e utilizzo dell’idrogeno convivono nello stesso distretto.

L’obiettivo è creare luoghi in cui l’idrogeno viene prodotto da fonti rinnovabili e utilizzato direttamente nelle attività industriali, nei trasporti o nei servizi energetici del territorio. Un approccio che permette di affrontare uno dei problemi storici dell’idrogeno: il cosiddetto dilemma dell’uovo e della gallina. Senza domanda non si investe nella produzione, ma senza produzione la domanda fatica a nascere. Le Hydrogen Valleys provano a risolvere questo paradosso mettendo nello stesso spazio produzione, infrastrutture e utilizzatori finali, riducendo anche i costi e la complessità del trasporto.

La spinta europea: RED III e PNRR

Non è un caso che l’Europa stia puntando molto su questo modello. La direttiva RED III ha fissato obiettivi ambiziosi per la diffusione dell’idrogeno rinnovabile, prevedendo che entro il 2030 una quota crescente dell’idrogeno utilizzato dall’industria provenga da fonti rinnovabili.

In questo scenario, l’Italia ha un ruolo rilevante. Con una domanda di circa 0,6 milioni di tonnellate all’anno, il nostro Paese è tra i principali consumatori europei di idrogeno, utilizzato soprattutto nei settori della raffinazione e della chimica. Per accelerare la transizione verso l’idrogeno verde, il PNRR ha destinato circa 2 miliardi di euro allo sviluppo delle Hydrogen Valleys, con l’obiettivo di favorire la decarbonizzazione dei settori industriali 

Tra i casi più concreti e avanzati in Italia c’è il progetto Hydroplastic, nato dalla partnership tra Jcoplastic e NHP — co-partner fin dalla candidatura — e localizzato a Battipaglia, in Campania. Selezionato nell’ambito dell’IPCEI Hy2Use, il programma europeo strategico per lo sviluppo della filiera dell’idrogeno cofinanziato dal MIMIT attraverso il PNRR, ha ottenuto 13 milioni di euro di finanziamento pubblico — il più consistente di questo tipo in Campania.

NHP ha progettato l’intero impianto di produzione di idrogeno verde, cuore tecnologico di un sistema energetico integrato che comprende un parco fotovoltaico da circa 12,5 MWp e un elettrolizzatore da 3 MW. Di giorno l’energia solare alimenta l’elettrolisi; l’idrogeno prodotto viene stoccato e, nelle ore notturne o di picco, riconvertito in elettricità attraverso celle a combustibile — garantendo continuità energetica senza emissioni 24 ore su 24, per una produzione annua stimata di circa 150 tonnellate di idrogeno verde.

Durante il giorno l’energia solare da fonte rinnovabile alimenterà la produzione di idrogeno verde, che potrà essere stoccato e utilizzato durante la notte, contribuendo a rendere il sito industriale sempre più autonomo dal punto di vista energetico.

Ma questo progetto non riguarda solo la tecnologia.
Uno degli aspetti più significativi è la rigenerazione di un’area industriale dismessa. La Hydrogen Valley sorgerà infatti nel sito dell’ex stabilimento Treofan, trasformando quello che era diventato un simbolo di crisi industriale in un nuovo polo produttivo legato alle tecnologie energetiche del futuro.

Il progetto prevede anche il reinserimento lavorativo di 51 dipendenti, accompagnato da percorsi di formazione sulle nuove competenze energetiche attraverso la Jco Academy. Il sito è stato inoltre inserito nel progetto europeo PRHyUS, che punta a sviluppare modelli replicabili per l’espansione dell’idrogeno rinnovabile nelle industrie energivore.

Le Hydrogen Valleys rappresentano oggi uno dei laboratori più interessanti della transizione energetica. Collegando produzione rinnovabile, industria e mobilità all’interno dello stesso territorio, questi progetti possono contribuire a rafforzare la resilienza energetica locale e la competitività dei distretti industriali. Nel lungo periodo molte di queste iniziative potrebbero diventare nodi di una futura Hydrogen Backbone europea, una rete infrastrutturale capace di collegare tra loro i principali poli di produzione e consumo di idrogeno nel continente.

Perché, sempre più spesso, la transizione energetica non riguarda solo nuove tecnologie, ma nuovi ecosistemi territoriali capaci di produrre e utilizzare energia in modo integrato.
Scopri questo e tutti gli altri progetti di NHP sul nostro sito.

Eco-Fisco: Conto Termico 3.0 lo sportello è tornato aperto. È il momento di agire!

Lo sportello GSE per il Conto Termico 3.0 è tornato operativo. Il portale per la presentazione delle richieste ha riaperto il 13 aprile 2026 alle ore 12:00, segnando la ripresa di uno degli incentivi più attesi dell’ultimo anno in materia di efficienza energetica.

Perché era stato sospeso?

Lo scorso 3 marzo 2026 il GSE aveva disposto la sospensione temporanea dell’invio di nuove richieste, a seguito dell’elevato numero di domande presentate nei primi giorni di apertura del portale: le richieste avevano raggiunto complessivamente circa 1,3 miliardi di euro, rendendo necessario uno stop per consentire le attività di verifica e istruttoria delle pratiche.

Un segnale fortissimo: mai nella storia dei precedenti Conti Termici si era registrato un simile afflusso di domande. Il mercato ha risposto con entusiasmo, e le risorse disponibili — 900 milioni di euro annui, suddivisi in 500 milioni per privati e imprese e 400 milioni per la Pubblica Amministrazione — hanno subito mostrato la loro attrattività.

conto termico 3.0 riapre nhp

Cosa cambia con la riapertura?

Con la riapertura del portale è stata prevista anche una proroga dei termini per l’invio delle istanze la cui scadenza ricadeva nel periodo di sospensioni: una buona notizia per chi aveva pratiche già impostate e temeva di perdere il diritto all’incentivo.

Un’altra novità importante: il 15 aprile 2026 sarà pubblicato nella sezione dedicata il catalogo degli apparecchi prequalificati GSE, uno strumento chiave per tecnici e progettisti, perché consentirà di semplificare la compilazione delle richieste di incentivo e ridurre il rischio di errori tecnici e documentali.

Nella fase attuale il sistema consente esclusivamente la modalità di accesso diretto, ovvero per interventi già conclusi. Restano in attesa di attivazione la prenotazione degli incentivi per le Pubbliche Amministrazioni e altre modalità operative, su cui il GSE ha annunciato ulteriori comunicazioni e FAQ nelle prossime settimane.

Cosa ricordare prima di presentare domanda

Se stai pensando di accedere al Conto Termico 3.0, questi sono i punti chiave da tenere a mente:

  • il contributo è a fondo perduto ed è erogato direttamente sul conto corrente del beneficiario, senza detrazioni fiscali pluriennali;
  • l’incentivo copre fino al 65% delle spese ammissibili per privati e imprese, fino al 100% per determinate tipologie di intervento delle PA in comuni sotto i 15.000 abitanti;
  • per le imprese è obbligatorio inviare un’istanza preliminare al GSE prima dell’avvio dei lavori e non sono ammessi interventi su impianti alimentati a fonti fossili, incluso il gas naturale;
  • per gli interventi sull’involucro è necessario garantire un miglioramento della prestazione energetica di almeno il 10% (che sale al 20% in caso di interventi multipli);
  • il termine generale per presentare domanda è 90 giorni dalla fine lavori (con proroga per le scadenze cadute nel periodo di blocco).

Ne avevamo già parlato: non è una sorpresa

Avevamo già approfondito questo strumento a febbraio, nel nostro articolo dedicato — Conto Termico 3.0: perché è un’opportunità — quando il meccanismo era appena diventato operativo. Chi ci segue sa già che si tratta di uno degli incentivi più accessibili e diretti oggi disponibili per chi vuole investire nell’efficienza energetica senza aspettare anni per recuperare le spese.

La riapertura del portale conferma che lo strumento funziona, che il mercato risponde, e che se hai interventi già conclusi o in corso questo è il momento di muoversi.

NHP può affiancarti in tutto il percorso: dalla valutazione iniziale degli interventi ammissibili alla predisposizione della documentazione tecnica, fino alla presentazione della domanda sul portale GSE. Contattaci per una consulenza.

Da costo inevitabile a leva strategica: l’evoluzione della mobilità aziendale

Dal taxi alla mobilità condivisa: quando l’ottimizzazione dei costi diventa leva di welfare e sostenibilità

Come si trasformano quasi 2.000 trasferte mensili in taxi in un sistema di mobilità condivisa, elettrica e scalabile a livello nazionale? È la domanda da cui prende forma il progetto di mobilità aziendale sviluppato con Hitachi Rail a partire dal 2019: un percorso non lineare, attraversato da una pandemia, ma capace di evolvere da iniziativa locale a progetto nazionale.

Questa case history racconta come la mobilità possa uscire dalla logica dell’emergenza e diventare una leva strutturale di efficienza, sostenibilità e benessere organizzativo.

mobilità aziendale nhp hitachi rail

Il punto di partenza: un problema concreto (2019)

Nel 2019 la mobilità aziendale della sede di Napoli era gestita principalmente tramite taxi e trasferimenti su chiamata. Una soluzione sicuramente flessibile, ma che nel tempo si è rivelata poco efficiente: costi operativi elevati, forte dipendenza da fornitori esterni e scarsa possibilità di pianificazione e controllo.

Questo aspetto risultava ancora più rilevante alla luce dell’approccio sostenibile dell’azienda, da sempre orientata alla riduzione dei consumi e dell’impatto ambientale, e quindi alla ricerca di soluzioni più efficienti anche in ambito mobilità.

L’esigenza iniziale era chiara: ottimizzare il Total Cost of Mobility, migliorare il controllo dei flussi e introdurre un modello più efficiente. La soluzione individuata combinava:

  • colonnine di ricarica presso la sede aziendale
  • una flotta di veicoli elettrici condivisi
  • una piattaforma digitale per la gestione delle prenotazioni e dei dati

Nel 2019, questa scelta andava oltre la semplice elettrificazione: aveva l’obiettivo di introdurre un nuovo modello di gestione della mobilità aziendale, misurabile e potenzialmente scalabile.

La prima fase operativa 2019-2020

Il progetto viene avviato come pilota nella sede di Napoli, inizialmente dedicato esclusivamente agli spostamenti verso stazione e aeroporto. L’obiettivo era testare un’alternativa strutturata al taxi per le trasferte aziendali, introducendo veicoli elettrici condivisi prenotabili tramite piattaforma digitale.

La fase iniziale richiede inevitabilmente un lavoro di avviamento e sensibilizzazione interna. Il cambiamento delle abitudini non è immediato: il taxi era percepito come una soluzione semplice e immediata, mentre il car sharing introduceva nuove logiche di pianificazione e organizzazione.

Proprio nel momento in cui il servizio iniziava a essere conosciuto e compreso, il progetto si è scontrato con un evento esterno imprevedibile: la pandemia da Covid-19.

L’impatto della pandemia: un cambio di paradigma

Il lockdown e la diffusione dello smart working hanno interrotto bruscamente la fase di sperimentazione. La riduzione delle presenze in sede e delle trasferte ha modificato radicalmente i presupposti su cui il progetto era stato costruito, impedendo di consolidare il cambiamento culturale e di misurarne pienamente gli effetti nel medio periodo.

Tuttavia, più che uno stop, la pandemia ha rappresentato un momento di ripensamento strategico. Nel nuovo contesto, caratterizzato da maggiore flessibilità organizzativa e da una crescente attenzione agli impatti ambientali, è emersa con chiarezza la necessità di un modello di mobilità:

  •  più flessibile,
  •  scalabile,
  •  fortemente digitale.

È in questo scenario che inizia la fase di RESTART del progetto Urban Sharing, pensato per accompagnare l’azienda nella ripartenza, integrando mobilità condivisa, sostenibilità e nuove modalità di lavoro.

Il focus del progetto si sposta: da strumento di ottimizzazione operativa a leva di welfare aziendale e acceleratore del percorso di riduzione delle emissioni legate alla mobilità del team Hitachi. Il progetto non si interrompe, ma si riconfigura. Da iniziativa tattica diventa uno strumento di adattamento organizzativo, rafforzando la visione di una mobilità aziendale resiliente, misurabile e pronta a evolvere.

Il passaggio chiave: dalla sperimentazione all’estensione multi-sito

È proprio la fase RESTART a rendere evidente il potenziale del modello.
La flessibilità operativa, la modularità del servizio e una governance centralizzata consentono di superare la dimensione del progetto locale e di estenderlo progressivamente ad altri siti aziendali sul territorio nazionale.

Tra il 2022 e il 2024, il modello viene infatti implementato presso ulteriori sedi italiane del Gruppo. La scalabilità non avviene tramite una semplice replica, ma attraverso configurazioni calibrate sulle dimensioni, sulle esigenze organizzative e sulla popolazione aziendale di ciascun sito.

Il progetto evolve così da iniziativa sperimentale a infrastruttura di mobilità condivisa multi-sede, governata attraverso un’unica piattaforma digitale.

All’interno di questo percorso, la fase RESTART rappresenta anche il consolidamento dell’App UrbanSharing come punto di accesso unico ai servizi di mobilità per i dipendenti delle sedi coinvolte. Su questa base viene attivata la seconda fase del progetto, con l’integrazione del servizio di ricarica elettrica direttamente all’interno dell’App.

La ricarica non viene introdotta come servizio separato, ma come estensione naturale dell’esperienza di mobilità condivisa: con un’unica applicazione, i dipendenti possono prenotare i veicoli in car sharing e accedere all’infrastruttura di ricarica elettrica, vivendo la mobilità sostenibile come un sistema integrato e coerente.

In questa fase, NHP affianca Hitachi Rail come partner di progetto, supportando l’azienda nella fase di installazione, configurazione e messa a regime dell’infrastruttura di ricarica. Il contributo va oltre l’aspetto tecnico e riguarda la progettazione complessiva del servizio: 70 colonnine di ricarica distribuite in sei sedi italiane – Napoli, Tito, Reggio Calabria, Pistoia, Genova e Piossasco – tutte integrate nella stessa piattaforma digitale utilizzata per la gestione della mobilità condivisa.

È a questo punto che la ricarica assume un significato più ampio. L’infrastruttura non è pensata solo a supporto del car sharing aziendale, ma diventa una leva di welfare, incentivando i dipendenti ad adottare la mobilità elettrica anche nella sfera privata.
L’accesso a tariffe di ricarica agevolate, più convenienti rispetto a quelle di mercato, rende l’elettrico una scelta accessibile e sostenibile.

Il risultato è misurabile: cresce la domanda di punti di ricarica dedicati alle auto private dei dipendenti. Oggi Hitachi è infatti in fase di ulteriore ampliamento dell’infrastruttura, un segnale chiaro di adozione, valore percepito e maturità del modello.

L’impatto del progetto emerge anche dall’intervista pubblicata da CSROggi, in cui Claudia Viglietti, Mobility Manager di Hitachi Rail Italia, racconta come i progetti di car sharing e ricarica aziendale siano nati con un duplice obiettivo: offrire un beneficio concreto ai dipendenti e ridurre le emissioni legate agli spostamenti di lavoro.

Dalla testimonianza emerge come il servizio sia apprezzato non solo per la sua efficienza operativa, ma soprattutto per la comodità d’uso e la sostenibilità percepita. La possibilità di visualizzare la CO₂ risparmiata a ogni utilizzo e di accedere a infrastrutture di ricarica aziendali a tariffe agevolate ha contribuito a rafforzare l’adozione del servizio e la consapevolezza ambientale dei dipendenti, accompagnando il cambiamento culturale oltre il perimetro strettamente lavorativo.

L’evoluzione del servizio: meno mezzi, più valore (2024–2026)

Nel biennio 2024–2025 il progetto ha conosciuto un’ulteriore fase di consolidamento con l’ampliamento della flotta di veicoli elettrici condivisi nelle sedi aziendali di Napoli, Genova e Pistoia, a conferma della maturità del modello e della sua capacità di rispondere a esigenze operative differenziate mantenendo una governance unitaria.

Parallelamente, l’attenzione si è spostata dall’incremento degli asset fisici all’ottimizzazione dell’uso delle risorse esistenti. In questa logica, all’inizio del 2026 UrbanSharing ha integrato in piattaforma la funzionalità di car pooling, segnando un nuovo passaggio strategico nell’evoluzione del servizio.

Il car pooling rappresenta una leva ad alto impatto: consente di ridurre ulteriormente le emissioni senza aumentare il numero di veicoli in flotta, valorizzando ciò che già esiste. Ma il suo valore va oltre l’aspetto ambientale. Condividere il viaggio significa creare connessione tra le persone, favorire relazioni informali, rafforzare il senso di appartenenza e generare risparmi economici sia per l’azienda sia per i dipendenti.

In questo modo, Hitachi incentiva un modello di mobilità sempre più collaborativo e intelligente, in cui la tecnologia non impone nuove abitudini, ma abilita comportamenti virtuosi, sostenibili e spontanei. La mobilità diventa così non solo uno strumento per spostarsi, ma un fattore culturale, capace di incidere sulle modalità di lavoro, sulle relazioni interne e sugli obiettivi di sostenibilità di lungo periodo.

In questo percorso, la mobilità non è più stata progettata per risolvere un problema contingente, ma per accompagnare l’organizzazione nel tempo, adattandosi ai cambiamenti e generando valore ben oltre lo spostamento stesso.

Scopri gli altri casi di successo di NHP sul sito.