Da costo inevitabile a leva strategica: l’evoluzione della mobilità aziendale

Dal taxi alla mobilità condivisa: quando l’ottimizzazione dei costi diventa leva di welfare e sostenibilità

Come si trasformano quasi 2.000 trasferte mensili in taxi in un sistema di mobilità condivisa, elettrica e scalabile a livello nazionale? È la domanda da cui prende forma il progetto di mobilità aziendale sviluppato con Hitachi Rail a partire dal 2019: un percorso non lineare, attraversato da una pandemia, ma capace di evolvere da iniziativa locale a progetto nazionale.

Questa case history racconta come la mobilità possa uscire dalla logica dell’emergenza e diventare una leva strutturale di efficienza, sostenibilità e benessere organizzativo.

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Il punto di partenza: un problema concreto (2019)

Nel 2019 la mobilità aziendale della sede di Napoli era gestita principalmente tramite taxi e trasferimenti su chiamata. Una soluzione sicuramente flessibile, ma che nel tempo si è rivelata poco efficiente: costi operativi elevati, forte dipendenza da fornitori esterni e scarsa possibilità di pianificazione e controllo.

Questo aspetto risultava ancora più rilevante alla luce dell’approccio sostenibile dell’azienda, da sempre orientata alla riduzione dei consumi e dell’impatto ambientale, e quindi alla ricerca di soluzioni più efficienti anche in ambito mobilità.

L’esigenza iniziale era chiara: ottimizzare il Total Cost of Mobility, migliorare il controllo dei flussi e introdurre un modello più efficiente. La soluzione individuata combinava:

  • colonnine di ricarica presso la sede aziendale
  • una flotta di veicoli elettrici condivisi
  • una piattaforma digitale per la gestione delle prenotazioni e dei dati

Nel 2019, questa scelta andava oltre la semplice elettrificazione: aveva l’obiettivo di introdurre un nuovo modello di gestione della mobilità aziendale, misurabile e potenzialmente scalabile.

La prima fase operativa 2019-2020

Il progetto viene avviato come pilota nella sede di Napoli, inizialmente dedicato esclusivamente agli spostamenti verso stazione e aeroporto. L’obiettivo era testare un’alternativa strutturata al taxi per le trasferte aziendali, introducendo veicoli elettrici condivisi prenotabili tramite piattaforma digitale.

La fase iniziale richiede inevitabilmente un lavoro di avviamento e sensibilizzazione interna. Il cambiamento delle abitudini non è immediato: il taxi era percepito come una soluzione semplice e immediata, mentre il car sharing introduceva nuove logiche di pianificazione e organizzazione.

Proprio nel momento in cui il servizio iniziava a essere conosciuto e compreso, il progetto si è scontrato con un evento esterno imprevedibile: la pandemia da Covid-19.

L’impatto della pandemia: un cambio di paradigma

Il lockdown e la diffusione dello smart working hanno interrotto bruscamente la fase di sperimentazione. La riduzione delle presenze in sede e delle trasferte ha modificato radicalmente i presupposti su cui il progetto era stato costruito, impedendo di consolidare il cambiamento culturale e di misurarne pienamente gli effetti nel medio periodo.

Tuttavia, più che uno stop, la pandemia ha rappresentato un momento di ripensamento strategico. Nel nuovo contesto, caratterizzato da maggiore flessibilità organizzativa e da una crescente attenzione agli impatti ambientali, è emersa con chiarezza la necessità di un modello di mobilità:

  •  più flessibile,
  •  scalabile,
  •  fortemente digitale.

È in questo scenario che inizia la fase di RESTART del progetto Urban Sharing, pensato per accompagnare l’azienda nella ripartenza, integrando mobilità condivisa, sostenibilità e nuove modalità di lavoro.

Il focus del progetto si sposta: da strumento di ottimizzazione operativa a leva di welfare aziendale e acceleratore del percorso di riduzione delle emissioni legate alla mobilità del team Hitachi. Il progetto non si interrompe, ma si riconfigura. Da iniziativa tattica diventa uno strumento di adattamento organizzativo, rafforzando la visione di una mobilità aziendale resiliente, misurabile e pronta a evolvere.

Il passaggio chiave: dalla sperimentazione all’estensione multi-sito

È proprio la fase RESTART a rendere evidente il potenziale del modello.
La flessibilità operativa, la modularità del servizio e una governance centralizzata consentono di superare la dimensione del progetto locale e di estenderlo progressivamente ad altri siti aziendali sul territorio nazionale.

Tra il 2022 e il 2024, il modello viene infatti implementato presso ulteriori sedi italiane del Gruppo. La scalabilità non avviene tramite una semplice replica, ma attraverso configurazioni calibrate sulle dimensioni, sulle esigenze organizzative e sulla popolazione aziendale di ciascun sito.

Il progetto evolve così da iniziativa sperimentale a infrastruttura di mobilità condivisa multi-sede, governata attraverso un’unica piattaforma digitale.

All’interno di questo percorso, la fase RESTART rappresenta anche il consolidamento dell’App UrbanSharing come punto di accesso unico ai servizi di mobilità per i dipendenti delle sedi coinvolte. Su questa base viene attivata la seconda fase del progetto, con l’integrazione del servizio di ricarica elettrica direttamente all’interno dell’App.

La ricarica non viene introdotta come servizio separato, ma come estensione naturale dell’esperienza di mobilità condivisa: con un’unica applicazione, i dipendenti possono prenotare i veicoli in car sharing e accedere all’infrastruttura di ricarica elettrica, vivendo la mobilità sostenibile come un sistema integrato e coerente.

In questa fase, NHP affianca Hitachi Rail come partner di progetto, supportando l’azienda nella fase di installazione, configurazione e messa a regime dell’infrastruttura di ricarica. Il contributo va oltre l’aspetto tecnico e riguarda la progettazione complessiva del servizio: 70 colonnine di ricarica distribuite in sei sedi italiane – Napoli, Tito, Reggio Calabria, Pistoia, Genova e Piossasco – tutte integrate nella stessa piattaforma digitale utilizzata per la gestione della mobilità condivisa.

È a questo punto che la ricarica assume un significato più ampio. L’infrastruttura non è pensata solo a supporto del car sharing aziendale, ma diventa una leva di welfare, incentivando i dipendenti ad adottare la mobilità elettrica anche nella sfera privata.
L’accesso a tariffe di ricarica agevolate, più convenienti rispetto a quelle di mercato, rende l’elettrico una scelta accessibile e sostenibile.

Il risultato è misurabile: cresce la domanda di punti di ricarica dedicati alle auto private dei dipendenti. Oggi Hitachi è infatti in fase di ulteriore ampliamento dell’infrastruttura, un segnale chiaro di adozione, valore percepito e maturità del modello.

L’impatto del progetto emerge anche dall’intervista pubblicata da CSROggi, in cui Claudia Viglietti, Mobility Manager di Hitachi Rail Italia, racconta come i progetti di car sharing e ricarica aziendale siano nati con un duplice obiettivo: offrire un beneficio concreto ai dipendenti e ridurre le emissioni legate agli spostamenti di lavoro.

Dalla testimonianza emerge come il servizio sia apprezzato non solo per la sua efficienza operativa, ma soprattutto per la comodità d’uso e la sostenibilità percepita. La possibilità di visualizzare la CO₂ risparmiata a ogni utilizzo e di accedere a infrastrutture di ricarica aziendali a tariffe agevolate ha contribuito a rafforzare l’adozione del servizio e la consapevolezza ambientale dei dipendenti, accompagnando il cambiamento culturale oltre il perimetro strettamente lavorativo.

L’evoluzione del servizio: meno mezzi, più valore (2024–2026)

Nel biennio 2024–2025 il progetto ha conosciuto un’ulteriore fase di consolidamento con l’ampliamento della flotta di veicoli elettrici condivisi nelle sedi aziendali di Napoli, Genova e Pistoia, a conferma della maturità del modello e della sua capacità di rispondere a esigenze operative differenziate mantenendo una governance unitaria.

Parallelamente, l’attenzione si è spostata dall’incremento degli asset fisici all’ottimizzazione dell’uso delle risorse esistenti. In questa logica, all’inizio del 2026 UrbanSharing ha integrato in piattaforma la funzionalità di car pooling, segnando un nuovo passaggio strategico nell’evoluzione del servizio.

Il car pooling rappresenta una leva ad alto impatto: consente di ridurre ulteriormente le emissioni senza aumentare il numero di veicoli in flotta, valorizzando ciò che già esiste. Ma il suo valore va oltre l’aspetto ambientale. Condividere il viaggio significa creare connessione tra le persone, favorire relazioni informali, rafforzare il senso di appartenenza e generare risparmi economici sia per l’azienda sia per i dipendenti.

In questo modo, Hitachi incentiva un modello di mobilità sempre più collaborativo e intelligente, in cui la tecnologia non impone nuove abitudini, ma abilita comportamenti virtuosi, sostenibili e spontanei. La mobilità diventa così non solo uno strumento per spostarsi, ma un fattore culturale, capace di incidere sulle modalità di lavoro, sulle relazioni interne e sugli obiettivi di sostenibilità di lungo periodo.

In questo percorso, la mobilità non è più stata progettata per risolvere un problema contingente, ma per accompagnare l’organizzazione nel tempo, adattandosi ai cambiamenti e generando valore ben oltre lo spostamento stesso.

Scopri gli altri casi di successo di NHP sul sito.

Cosa cambia col recepimento RED III?

Con il Decreto Legislativo 9/01/2026 n. 5, l’Italia ha ufficialmente recepito la direttiva europea RED III, aggiornando in modo profondo il quadro normativo sulle energie rinnovabili. Il provvedimento, entrato in vigore il 4 febbraio 2026, segna un passaggio chiave nella strategia di transizione energetica nazionale.

Non si tratta solo di un aggiornamento normativo, ma del sistema energetico che viene ripensato per accelerare la diffusione delle fonti rinnovabili, semplificare le autorizzazioni e aumentare gli obblighi di sostenibilità per edifici, imprese e PA.

recepimento red III

Un nuovo quadro normativo per le rinnovabili

Il decreto recepisce la direttiva europea 2023/2413 RED III, che rafforza gli obiettivi comunitari in materia di energia pulita. In particolare, l’UE ha fissato un target vincolante di almeno il 42,5% di energia da fonti rinnovabili entro il 2030, con l’obiettivo di ridurre emissioni e aumentare l’indipendenza energetica

In Italia, questo si traduce in un aggiornamento strutturale della normativa esistente, in particolare del decreto legislativo 199/2021, che viene integrato e ampliato per rendere più efficace l’adozione delle tecnologie rinnovabili.

Più rinnovabili negli edifici

Uno degli aspetti più concreti riguarda il settore edilizio, che rappresenta oggi circa il 40% dei consumi energetici e il 36% delle emissioni in Europa.

Il decreto introduce nuovi obblighi e di integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici, con percentuali più elevate rispetto al passato. A partire dal 2026:

  • le nuove costruzioni dovranno coprire fino al 60% dei consumi energetici con rinnovabili (65% se si tratta di edifici pubblici);
  • anche le ristrutturazioni importanti saranno soggette a quote obbligatorie;
  • gli impianti termici dovranno integrare una quota minima di energia rinnovabile.

Questo significa che fotovoltaico, pompe di calore e sistemi ibridi diventeranno sempre più parte integrante dei progetti edilizi.

Autorizzazioni più veloci e zone di accelerazione

Uno degli ostacoli principali alla diffusione delle rinnovabili è sempre stato quello burocratico. Con il recepimento della RED III, il legislatore interviene proprio su questo punto introducendo le cosiddette “zone di accelerazione”.

Si tratta di aree in cui sarà più semplice e veloce installare impianti rinnovabili, con tempi autorizzativi ridotti fino a 12 mesi.

Questo rappresenta un cambiamento concreto per le imprese: meno incertezza, meno tempi morti e maggiore possibilità di pianificare investimenti energetici.

Nuove regole anche per trasporti, biomasse e idrogeno

Il decreto non si limita al settore edilizio, ma interviene su tutta la filiera energetica.

Tra le novità più rilevanti:

  • rafforzamento del ruolo dei biocarburanti e dell’idrogeno nei trasporti;
  • criteri più stringenti per la sostenibilità delle biomasse, con requisiti più elevati di riduzione delle emissioni;
  • introduzione di nuove definizioni e standard per tecnologie emergenti come il bio idrogeno.

L’obiettivo è creare un sistema energetico integrato, in cui produzione, consumo e mobilità siano sempre più sostenibili.

Cosa cambia per imprese e pubbliche amministrazioni

Per aziende e PA, il recepimento della RED III non è solo un aggiornamento normativo, ma una leva strategica.

Da un lato aumentano obblighi, soprattutto per edifici e interventi di riqualificazione, all’altro lato però si aprono nuove opportunità per accesso agli incentivi, accesso alle comunità energetiche, la possibilità di ridurre i costi energetici e integrare l’efficienza energetica con la produzione da fonti rinnovabili.

In questo scenario, la capacità di pianificare interventi energetici diventa un fattore competitivo sempre più rilevante.

NHP supporta aziende e PA nell’analisi degli interventi energetici, nella progettazione e nell’accesso agli incentivi, accompagnando ogni fase della transizione verso modelli più sostenibili. Scopri di più sul nostro sito.

Hydrogen Horizons – Stoccaggio dell’idrogeno 2.0 Le spugne molecolari che potrebbero cambiare il futuro dell’energia

Nella precedente puntata di Hydrogen Horizons abbiamo provato a fare chiarezza su alcuni dei luoghi comuni più diffusi sull’idrogeno, distinguendo tra percezioni e realtà tecnologica.
Per chi se la fosse persa, puoi leggerla qui: “Miti e realtà sull’idrogeno”.

Tra i temi che emergono più spesso nel dibattito pubblico c’è quello dello stoccaggio: come conservare l’idrogeno in modo sicuro ed efficiente?

Oggi le soluzioni più diffuse prevedono serbatoi ad altissima pressione — fino a 700 bar — oppure la liquefazione a temperature estremamente basse. Tecnologie efficaci, ma complesse e costose.

Negli ultimi anni la ricerca sta però esplorando una strada diversa: lo stoccaggio allo stato solido. Alcuni materiali sono in grado di assorbire l’idrogeno nella propria struttura, trattenendolo come una sorta di spugna microscopica. Questo approccio potrebbe rendere lo stoccaggio più sicuro, compatto ed efficiente.

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Leghe ad alta entropia: più energia nello stesso spazio

Tra i materiali più promettenti ci sono le High-Entropy Alloys (HEA), leghe metalliche composte da più elementi in proporzioni simili.
La loro struttura crea numerosi siti in cui l’idrogeno può inserirsi, permettendo di raggiungere rapporti idrogeno/metallo fino a 2,5, superiori a quelli dei materiali tradizionali.

In pratica significa immagazzinare più energia nello stesso volume, un fattore importante soprattutto nelle applicazioni di mobilità e trasporto.

Un’altra famiglia di materiali molto studiata è quella dei Metal-Organic Frameworks (MOF).

Si tratta di strutture ibride altamente porose composte da metalli e molecole organiche. La loro superficie interna può essere enorme: in alcuni casi un solo grammo di materiale può avere una superficie paragonabile a quella di un campo da calcio.

Grazie a questa porosità, i MOF possono intrappolare le molecole di idrogeno tramite adsorbimento fisico, comportandosi come vere e proprie “spugne molecolari”.

Uno dei principali vantaggi dello stoccaggio allo stato solido riguarda la sicurezza.
Poiché l’idrogeno viene trattenuto nel materiale, è possibile operare a pressioni molto più basse rispetto ai tradizionali serbatoi ad alta pressione, riducendo i rischi legati a perdite o incidenti.

Materiali riciclati e nuove filiere industriali

La ricerca sta inoltre esplorando la possibilità di produrre questi materiali a partire da scarti metallici, riducendo i costi e l’impatto ambientale dell’estrazione di nuove materie prime.

L’obiettivo indicato da diversi programmi di ricerca è ambizioso: portare il costo dello stoccaggio al di sotto dei 10 euro per chilogrammo di idrogeno.

La frontiera dei materiali

La transizione energetica non dipende solo dalle fonti rinnovabili o dalle infrastrutture energetiche. Sempre più spesso la vera innovazione nasce dalla materia stessa: nuovi materiali capaci di cambiare il modo in cui produciamo, immagazziniamo e utilizziamo l’energia.

Le leghe ad alta entropia e i framework metallo-organici rappresentano una delle frontiere più promettenti della ricerca sull’idrogeno. Tecnologie ancora in fase di sviluppo, ma che potrebbero contribuire a rendere questo vettore energetico più sicuro, più efficiente e più accessibile nei prossimi anni.