L’idrogeno europeo cosa ci aspetta nel secondo semestre 2026

Il 2026 è l’anno della verità per l’idrogeno europeo. Mentre il primo semestre si chiude con oltre 1 miliardo di euro assegnati dalla terza asta della Banca europea dell’idrogeno, il secondo semestre porta con sé scadenze cruciali: la chiusura dei progetti PNRR entro fine agosto, l’entrata in funzione dei primi elettrolizzatori su larga scala, e la firma degli accordi di sovvenzione che determineranno quali progetti passeranno dalla carta agli impianti.

Il bilancio del primo semestre

Il primo semestre 2026 ha visto l’assegnazione di 1,09 miliardi di euro a 9 progetti nella terza asta della Banca europea dell’idrogeno: una capacità complessiva di 1,1 GW che dovrebbe produrre oltre 1,3 milioni di tonnellate di idrogeno nei primi 10 anni. Gli accordi formali di sovvenzione saranno firmati entro fine 2026, dando alle aziende due anni e mezzo per chiudere gli accordi finanziari e cinque anni per avviare la produzione.

In Italia, 52 progetti di Hydrogen Valleys finanziate dal PNRR (28 al Sud, 500 milioni complessivi) dovranno essere completati entro il 31 dicembre 2026. Nel settore mobilità, i primi 8 treni a idrogeno di FNM sono stati consegnati per servizio 2027, mentre 36 nuove stazioni di rifornimento per trasporto pesante sono in realizzazione lungo i corridoi strategici (Brennero, Torino-Trieste, TEN-T).

Le scadenze del secondo semestre

  • 31 agosto 2026 è la deadline per il completamento dei progetti PNRR italiani sull’idrogeno: decarbonizzazione industriale, elettrolizzatori, Hydrogen Valleys. Il rispetto è vincolante per l’erogazione dei fondi europei.
  • Fine 2026 è il termine per la firma degli accordi di sovvenzione della terza asta EHB. Il precedente della seconda asta (solo 6 su 15 vincitori hanno firmato) dimostra che l’aggiudicazione non garantisce l’implementazione: senza accordi finanziari e contratti di acquisto a lungo termine che assicurino la domanda, molti progetti rischiano di arenarsi.
  • Sul fronte IPCEI, il 2026 è anno di monitoraggio milestone. La Commissione verifica il rispetto delle tappe ogni 12-18 mesi, e chi non le raggiunge rischia la revoca dell’aiuto.
  • L’IPCEI Hy2Infra (6,9 miliardi per 33 progetti in 7 paesi) prevede elettrolizzatori su larga scala tra 2026-2028 e 2.700 km di condotte entro 2027-2029. In Italia, tre progetti (SNAM, Energie Salentine, SAIPEM) mirano a 100 km di condotte H₂ e 632 GW di elettrolisi, operativi al 2030.

Prospettive H2 2026 e outlook 2027

Nel secondo semestre si attendono nuove call europee su tecnologie energetiche (Cluster 5 Horizon Europe): stoccaggio, HVDC, idrogeno, decarbonizzazione siderurgica. Il 2027 sarà l’anno della verifica operativa: i primi 3,2 GW di elettrolizzatori dovrebbero entrare in funzione, e le prime sezioni della dorsale europea dell’idrogeno inizieranno l’attività.

La Germania, con progetti come SALCOS (sostituzione altiforni con riduzione diretta a idrogeno), rappresenta il benchmark: Fase I nel 2026, abbattimento CO₂ del 30% già dal primo impianto, completamento al 2033.

Sul fronte normativo, il 2027 sarà cruciale per l’implementazione delle norme UE sul mercato dell’idrogeno: standard di interoperabilità, regole di trasporto, certificazione H₂ rinnovabile.

Il gap realtà-obiettivi

Nonostante i progressi, il divario resta drammatico. L’Europa ha 200 MW operativi contro i 40 GW necessari al 2030. Anche considerando i 130 GW in pipeline, circa la metà rischia di non raggiungere la decisione finale di investimento.

Gli ostacoli sono strutturali: costi di produzione troppo alti, assenza di contratti a lungo termine, complessità autorizzative, ritardi nelle infrastrutture di stoccaggio (l’Europa ha bisogno di 45 TWh al 2030, ma anche completando tutti i progetti si raggiungerebbe solo il 20%).

Il rischio è che molti progetti finanziati non si traducano in impianti operativi. Se il 2026 chiude il PNRR, il 2027-2028 sarà quello della messa in servizio degli elettrolizzatori: senza impianti funzionanti, gli obiettivi 2030 diventano irraggiungibili.

L’Italia tra PNRR e IPCEI

L’Italia deve completare entro agosto i progetti PNRR da 2,9 miliardi (2 miliardi già approvati su 144 progetti). Parallelamente, prosegue l’implementazione di quattro IPCEI: Hy2Tech (tecnologie), Hy2Use (applicazioni industriali), Hy2Infra (infrastrutture), Hy2Move (mobilità, 22 milioni per applicazioni su strada, mare, aria).

Il Southern Hydrogen Corridor collegherà il Nord Africa all’Europa centrale attraverso l’Italia, rendendola hub per le importazioni di H₂ rinnovabile. I primi progetti di interconnessione sono previsti per 2027-2029.

Il completamento delle Hydrogen Valleys entro dicembre rappresenta un test di capacità operativa: se i 52 progetti dimostreranno modelli funzionanti di integrazione produzione-consumo, potranno catalizzare investimenti privati nel 2027.

idrogeno europeo


Il secondo semestre come cartina di tornasole

Gli ultimi sei mesi del 2026 diranno se l’Europa è sulla strada giusta. La firma degli accordi EHB, il completamento PNRR, l’entrata in funzione dei primi elettrolizzatori e il rispetto delle milestone IPCEI sono gli indicatori della capacità europea di trasformare strategie in impianti operativi.

Il 2027 sarà l’anno della verifica sul campo: dorsale dell’idrogeno, primi GW in produzione, sostituzione combustibili fossili nei settori hard-to-abate. La finestra per recuperare terreno si sta chiudendo.

Scopri con NHP il futuro dell’idrogeno.

Congestione della rete: perché il fotovoltaico da solo non basta (e cosa cambia con lo storage)

Il fotovoltaico ha raggiunto la piena maturità tecnologica: non è più una scommessa sul futuro, ma una soluzione industriale consolidata, scelta da un numero crescente di aziende per ridurre le emissioni e aumentare l’indipendenza energetica, contribuendo attivamente alla transizione energetica.

Questa evoluzione, però, sta facendo emergere un limite strutturale: la capacità della rete elettrica di gestire i nuovi flussi energetici. È in questo contesto che si inserisce il tema della congestione della rete, una dinamica sempre più rilevante nei sistemi ad alta penetrazione di fonti rinnovabili.

Cos’è la congestione della rete

La congestione si verifica quando l’energia prodotta e immessa supera la capacità della rete di trasportarla e distribuirla in modo efficiente. Nel caso del fotovoltaico, il fenomeno è particolarmente evidente nelle ore centrali della giornata, quando la produzione raggiunge il picco ma la domanda non cresce allo stesso ritmo.

Il risultato è una situazione apparentemente paradossale dove l’energia pulita è disponibile, ma non pienamente utilizzabile o valorizzabile.

Il limite dei modelli basati solo sulla produzione

Un impianto fotovoltaico tradizionale è progettato per produrre energia e immetterla in rete quando non viene autoconsumata. Tuttavia, in presenza di congestione, questo modello mostra i suoi limiti.

Quando la rete non riesce ad assorbire tutta l’energia, l’immissione può essere ridotta e parte della produzione perde valore. Questo si traduce in una minore efficienza complessiva e in un impatto diretto sulla redditività dell’investimento.

Il ruolo strategico dello storage

È qui che entra in gioco il sistema di accumulo. Lo storage consente di immagazzinare l’energia prodotta in eccesso e di utilizzarla quando serve, riducendo la dipendenza dalla rete e migliorando l’efficienza del sistema.

Ma il suo valore è ancora più ampio. Non si limita ad aumentare l’autoconsumo, ma contribuisce a stabilizzare i flussi energetici, riducendo i picchi di immissione e migliorando l’equilibrio tra produzione e domanda.

In questo senso, lo storage diventa un elemento chiave per affrontare la congestione della rete.

congestione della rete

Da impianto a sistema energetico

Il cambiamento più importante è di natura progettuale. Non si tratta più di installare singoli impianti, ma di costruire sistemi energetici integrati, in cui produzione, consumo e accumulo dialogano tra loro.

In questo modello, l’energia non viene semplicemente generata e utilizzata, ma gestita in modo dinamico. Questo consente di migliorare l’autoconsumo, aumentare la continuità operativa e rendere l’energia più prevedibile.

È proprio questo approccio che permette di superare i limiti della rete e valorizzare realmente l’energia prodotta.

Il contributo della digitalizzazione

Accanto alle tecnologie fisiche, un ruolo centrale è svolto dai sistemi digitali. Le piattaforme di monitoraggio e controllo permettono di analizzare i flussi energetici in tempo reale e ottimizzare l’utilizzo dell’energia disponibile.

È questa integrazione tra hardware e software a trasformare un impianto in un sistema intelligente, capace di adattarsi alle condizioni della rete e alle esigenze operative.

La congestione della rete non è un fenomeno teorico, ma una condizione sempre più diffusa. Per le aziende significa confrontarsi con limiti operativi, minore valorizzazione dell’energia prodotta e necessità di ripensare le proprie strategie energetiche.

In questo scenario, diventa fondamentale adottare un approccio evoluto, basato su integrazione, flessibilità e gestione intelligente dell’energia.

NHP affronta questo cambiamento con una visione sistemica, che va oltre la semplice installazione di impianti. L’obiettivo è progettare soluzioni integrate che combinano fonti rinnovabili, sistemi di accumulo e strumenti digitali per la gestione dei flussi energetici.

Perché oggi la vera sfida non è solo produrre energia pulita, ma renderla efficiente, utilizzabile e sostenibile nel tempo.

Una transizione che cambia le regole

La crescita delle rinnovabili rappresenta solo una parte della trasformazione in atto. Il cambiamento più profondo riguarda il modo in cui l’energia viene gestita: meno centralizzata, più distribuita e sempre più integrata.

In questo contesto, lo storage non è più un elemento opzionale, ma una componente strategica per rendere il sistema energetico realmente sostenibile.

Per approfondire come progettare sistemi energetici efficienti e integrati, è possibile contattarci o visitare il sito per restare aggiornati sulle soluzioni disponibili.

Hydrogen Horizons – Hydrogen Valleys quando il territorio diventa un ecosistema energetico

Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso di Hydrogen Valleys, le Valli dell’Idrogeno. Il termine può sembrare tecnico, ma l’idea che rappresenta è molto semplice: non un singolo impianto per produrre idrogeno, ma un ecosistema energetico territoriale in cui produzione, stoccaggio e utilizzo dell’idrogeno convivono nello stesso distretto.

L’obiettivo è creare luoghi in cui l’idrogeno viene prodotto da fonti rinnovabili e utilizzato direttamente nelle attività industriali, nei trasporti o nei servizi energetici del territorio. Un approccio che permette di affrontare uno dei problemi storici dell’idrogeno: il cosiddetto dilemma dell’uovo e della gallina. Senza domanda non si investe nella produzione, ma senza produzione la domanda fatica a nascere. Le Hydrogen Valleys provano a risolvere questo paradosso mettendo nello stesso spazio produzione, infrastrutture e utilizzatori finali, riducendo anche i costi e la complessità del trasporto.

La spinta europea: RED III e PNRR

Non è un caso che l’Europa stia puntando molto su questo modello. La direttiva RED III ha fissato obiettivi ambiziosi per la diffusione dell’idrogeno rinnovabile, prevedendo che entro il 2030 una quota crescente dell’idrogeno utilizzato dall’industria provenga da fonti rinnovabili.

In questo scenario, l’Italia ha un ruolo rilevante. Con una domanda di circa 0,6 milioni di tonnellate all’anno, il nostro Paese è tra i principali consumatori europei di idrogeno, utilizzato soprattutto nei settori della raffinazione e della chimica. Per accelerare la transizione verso l’idrogeno verde, il PNRR ha destinato circa 2 miliardi di euro allo sviluppo delle Hydrogen Valleys, con l’obiettivo di favorire la decarbonizzazione dei settori industriali 

Tra i casi più concreti e avanzati in Italia c’è il progetto Hydroplastic, nato dalla partnership tra Jcoplastic e NHP — co-partner fin dalla candidatura — e localizzato a Battipaglia, in Campania. Selezionato nell’ambito dell’IPCEI Hy2Use, il programma europeo strategico per lo sviluppo della filiera dell’idrogeno cofinanziato dal MIMIT attraverso il PNRR, ha ottenuto 13 milioni di euro di finanziamento pubblico — il più consistente di questo tipo in Campania.

NHP ha progettato l’intero impianto di produzione di idrogeno verde, cuore tecnologico di un sistema energetico integrato che comprende un parco fotovoltaico da circa 12,5 MWp e un elettrolizzatore da 3 MW. Di giorno l’energia solare alimenta l’elettrolisi; l’idrogeno prodotto viene stoccato e, nelle ore notturne o di picco, riconvertito in elettricità attraverso celle a combustibile — garantendo continuità energetica senza emissioni 24 ore su 24, per una produzione annua stimata di circa 150 tonnellate di idrogeno verde.

Durante il giorno l’energia solare da fonte rinnovabile alimenterà la produzione di idrogeno verde, che potrà essere stoccato e utilizzato durante la notte, contribuendo a rendere il sito industriale sempre più autonomo dal punto di vista energetico.

Ma questo progetto non riguarda solo la tecnologia.
Uno degli aspetti più significativi è la rigenerazione di un’area industriale dismessa. La Hydrogen Valley sorgerà infatti nel sito dell’ex stabilimento Treofan, trasformando quello che era diventato un simbolo di crisi industriale in un nuovo polo produttivo legato alle tecnologie energetiche del futuro.

Il progetto prevede anche il reinserimento lavorativo di 51 dipendenti, accompagnato da percorsi di formazione sulle nuove competenze energetiche attraverso la Jco Academy. Il sito è stato inoltre inserito nel progetto europeo PRHyUS, che punta a sviluppare modelli replicabili per l’espansione dell’idrogeno rinnovabile nelle industrie energivore.

Le Hydrogen Valleys rappresentano oggi uno dei laboratori più interessanti della transizione energetica. Collegando produzione rinnovabile, industria e mobilità all’interno dello stesso territorio, questi progetti possono contribuire a rafforzare la resilienza energetica locale e la competitività dei distretti industriali. Nel lungo periodo molte di queste iniziative potrebbero diventare nodi di una futura Hydrogen Backbone europea, una rete infrastrutturale capace di collegare tra loro i principali poli di produzione e consumo di idrogeno nel continente.

Perché, sempre più spesso, la transizione energetica non riguarda solo nuove tecnologie, ma nuovi ecosistemi territoriali capaci di produrre e utilizzare energia in modo integrato.
Scopri questo e tutti gli altri progetti di NHP sul nostro sito.