Smart city e 2030: cosa è cambiato davvero in città, energia e mobilità

Smart City” è un’espressione che dimostra la sua età. Nasce nei primi anni 2000, viene spinta per tutto il decennio successivo dai grandi fornitori di tecnologia — IBM con lo Smarter Cities Challenge nel 2010, poi Cisco e altri — e raggiunge il picco verso la metà degli anni Dieci. Da allora non è scomparsa, ma ha smesso di essere la parola d’ordine che era. Vale la pena chiedersi perché, prima di proiettarla al 2030 come se nel frattempo non fosse successo nulla.

La città vetrina che non si è riempita

La versione più ambiziosa era la città costruita da zero, progettata attorno a sensori e automazione e presentata come modello del futuro. Songdo, in Corea del Sud, doveva essere la prima smart city al mondo: completata, ma da anni fatica a riempirsi, spesso descritta come fredda e a tratti deserta. Masdar City, ad Abu Dhabi, nata a emissioni zero, ha ridimensionato gran parte del masterplan per ragioni di costo. Sidewalk Toronto, il quartiere “data-driven” di una controllata di Google, è stato abbandonato nel 2020 dopo anni di polemiche su dati e governance.

Il filo comune non è il fallimento tecnologico, ma l’eccesso di fiducia nella tecnologia come risposta in sé: l’idea che bastasse riempire un luogo di sensori per generare comunità e qualità della vita. I sensori funzionavano. Le città, spesso, no.

Cosa non è arrivato

Non è arrivata la città futuristica costruita tutta insieme, dall’alto, chiavi in mano. Non è arrivato il “soluzionismo tecnologico“, la convinzione che ogni problema urbano avesse una contropartita digitale. E non è arrivata la smart city come vetrina, da mostrare più che da abitare. A frenarla non è stata solo l’economia, ma anche la diffidenza: quando l’infrastruttura intelligente significa raccolta sistematica di dati sui cittadini, chiedersi chi controlla quei dati non è un dettaglio tecnico.

C’è poi un’assenza meno discussa. La smart city delle origini era pensata come fatto digitale; il verde, l’acqua, il microclima erano un dopo, non una premessa. Eppure è lì — calore, aria, gestione dell’acqua — che oggi le città si giocano gran parte della vivibilità. Il tema è rientrato in agenda con le soluzioni basate sulla natura, ma per anni l’idea di città intelligente ha dimenticato di essere anche una città ecologica.

Dove, invece, ha funzionato

Le smart city che hanno tenuto non sono città nuove di zecca, ma città esistenti che hanno introdotto la tecnologia poco alla volta, partendo dai problemi reali.

Barcellona è il caso più citato: illuminazione adattiva che ha ridotto i costi energetici di circa il 30%, sensori sulla rete idrica che hanno tagliato i consumi d’acqua di circa un quarto, superblocchi pedonali e dati aperti. Amsterdam ha puntato sulla collaborazione pubblico-privato; Vienna sulla qualità della vita più che sulla crescita; Helsinki su un gemello digitale della città e sulla mobilità integrata.

Il punto comune non è la dotazione tecnologica, ma il modello di governo: conta la capacità di coinvolgere cittadini, imprese e amministrazione, non il numero di sensori. È il rovescio della logica top-down.

Cosa ci portiamo dietro

Il concetto non è fallito: si è dissolto nell’ordinario. L’intelligenza è entrata nelle città che esistono già, un pezzo alla volta. Anche il vocabolario è cambiato: dove si diceva “smart city” oggi si dice città sostenibile o a impatto climatico zero. La Missione UE per 100 città climaticamente neutre entro il 2030 — oltre cento città europee, diverse italiane, da Bologna a Bergamo — ha di fatto assorbito il discorso sulla smart city dentro quello sulla transizione energetica. E sul terreno dell’energia ciò che era promessa oggi è impianto: Comunità Energetiche Rinnovabili, accumulo, reti che bilanciano in tempo reale domanda e offerta, ricarica, mobilità condivisa.

Il punto di vista NHP

L’intelligenza di una città non è un masterplan né una brochure: è infrastruttura e integrazione. È far dialogare fotovoltaico, accumulo, control room e flotta in sharing — sistemi che funzionano meglio insieme che da soli. Per questo le tecnologie che presidiamo non sono quelle della città vetrina, ma quelle della città che lavora: dalle CER alla gestione energetica, dalle smart grid alla mobilità elettrica condivisa. La parte poco fotogenica, ma quella che resta accesa.

La città competitiva non sarà quella con più sensori, ma quella capace di mettere insieme ciò che ha. Non è una visione da immaginare: è una trasformazione già in corso, in territori reali — e si può scegliere se attraversarla o subirla.

Vuoi scoprire come le soluzioni NHP possono supportare la trasformazione del tuo territorio? Contattaci o visita il nostro sito per conoscere i nostri progetti dedicati a energia, mobilità e innovazione sostenibile.

Rendi la mobilità della tua community più efficiente con UrbanSharing

In un mondo in continua evoluzione, la mobilità richiede soluzioni integrate, flessibili e sostenibili.UrbanSharing è la piattaforma sviluppata da NHP per rispondere a questa esigenza: uno strumento pensato per comunità di utenti – aziende, pubbliche amministrazioni, comuni, consorzi – che desiderano gestire in modo intelligente e strategico i servizi di mobilità condivisa.

Cos’è UrbanSharing?

È una piattaforma digitale modulare, composta da:

  • un’app mobile intuitiva per gli utenti finali, per prenotare, accedere e utilizzare i servizi di mobilità in pochi clic;
  • una dashboard web di backoffice pensata per i gestori del servizio, con strumenti avanzati di controllo, reportistica, analisi e ottimizzazione.

UrbanSharing consente di erogare, controllare e ottimizzare diversi servizi: car sharing aziendale, gestione di flotte condivise, mobilità elettrica, gestione prenotazioni, accessi e molto altro.

Ma non è solo tecnologia. È visione strategica, esperienza sul campo e capacità di personalizzazione. Grazie all’approccio integrato di NHP, ogni progetto viene cucito su misura, partendo dall’analisi delle esigenze reali del territorio, delle abitudini di cittadini e dipendenti, o dei dati del PSCL.

A chi è dedicata?

UrbanSharing si rivolge a tutte le realtà che vogliono:

  • Migliorare la gestione della mobilità interna e ridurre i costi operativi;
  • Valorizzare i piani di spostamento casa-lavoro (PSCL) e raggiungere obiettivi ESG e SDGs (Agenda 2030);
  • Introdurre modelli di mobilità condivisa in contesti collettivi (campus, poli industriali, enti pubblici);
  • Offrire servizi smart ai cittadini o ai propri dipendenti, con semplicità, sicurezza e controllo.

Perché scegliere UrbanSharing

Scegliere UrbanSharing significa investire in una mobilità più intelligente, sostenibile e su misura. È una soluzione pensata per adattarsi alle esigenze reali di chi la utilizza, senza imporre modelli rigidi o tecnologie fine a sé stesse. Ogni progetto può partire in piccolo – ad esempio, con un servizio di car sharing interno – e crescere nel tempo, integrando nuove funzionalità come il noleggio di bici elettriche, la gestione di parcheggi intelligenti o l’accesso alle colonnine di ricarica. La modularità è una delle sue forze: proprio come un set LEGO, ogni pezzo può essere aggiunto, tolto o adattato.

UrbanSharing è anche una piattaforma interamente digitale, progettata per semplificare ogni aspetto della gestione della mobilità. Gli utenti finali accedono tramite un’app intuitiva, mentre i gestori possono monitorare e ottimizzare i servizi attraverso un’interfaccia web dedicata. Tutto – dalla prenotazione dei veicoli al tracciamento degli utilizzi, dall’apertura dei mezzi all’analisi dei dati – avviene in modo fluido e centralizzato.

Un altro motivo per scegliere UrbanSharing è l’impegno concreto verso la sostenibilità. La condivisione dei mezzi, la riduzione delle auto inutilizzate e l’adozione della mobilità elettrica non sono solo opzioni: sono scelte strategiche che contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi ESG e degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030. La piattaforma consente di misurare l’impatto ambientale e di costruire un sistema di mobilità più efficiente, inclusivo e responsabile.

Una soluzione aperta ed integrabile

Infine, UrbanSharing è una soluzione pensata per integrarsi. È sviluppata secondo il principio “open by design“, pronta a dialogare con piattaforme MaaS nazionali e regionali, e dotata di un’architettura API-ready, che consente l’interoperabilità con altri sistemi, pubblici o privati. In questo modo, può diventare parte di un ecosistema digitale più ampio, contribuendo a costruire modelli di mobilità a ciclo continuo, dove le risorse sono sempre in movimento, sempre ottimizzate, mai sprecate.

Un esempio concreto? 

In Campania, UrbanSharing è già integrata con Unico Campania, il sistema regionale di gestione del trasporto pubblico, contribuendo a una mobilità davvero intermodale e connessa. Così, la piattaforma entra in un ecosistema digitale più ampio, supportando modelli di mobilità a ciclo continuo, dove le risorse sono sempre in movimento, ottimizzate e mai sprecate.

NHP: mobilità intelligente al servizio delle comunità

Con 18 anni di esperienza nell’integrazione tra mobilità sostenibile, software e transizione energetica, NHP ha sviluppato UrbanSharing per accompagnare ogni organizzazione in un percorso di evoluzione concreta.

Dalla progettazione alla gestione operativa, costruiamo soluzioni su misura in grado di generare valore economico, ambientale e sociale.Contattaci se vuoi capire come integrare UrbanSharing nella tua realtà.
La mobilità non è solo spostamento. È visione di futuro.

Amicar Flegrea è la mobilità del futuro

Lo scorso 24 giugno 2025, nella splendida cornice di Villa Avellino a Pozzuoli, si è tenuto l’evento “Progetto Amicar Flegrea: obiettivi e prospettive future”, occasione di confronto tra enti pubblici, aziende, università e organizzazioni del terzo settore impegnate nella transizione ecologica della mobilità nei Campi Flegrei.

Finanziato da Fondazione CON IL SUD e coordinato da Gesco, Amicar Flegrea nasce nel 2023 con l’obiettivo di favorire collegamenti più sostenibili tra Napoli e l’area flegrea, riducendo l’inquinamento e migliorando l’accessibilità territoriale.

amicar flegrea

Un progetto, due anime: car sharing e mobilità solidale

Il progetto sviluppa due linee d’azione:

  • Un servizio di car sharing locale, che punta a ridurre l’uso del mezzo privato e a integrare la mobilità pubblica;
  • Amicar Care, un servizio dedicato al trasporto di persone con mobilità ridotta, per una mobilità davvero inclusiva.

Tra i partner, al fianco di NHP ci sono Università degli Studi di Napoli Federico II, EAV, Comune di Monte di Procida, Legambiente, Controvento, Cras srl, NClick, e altri attori del territorio.

La tecnologia NHP a servizio del territorio

Durante l’incontro, il nostro Mario Cuollo Conforti, responsabile Ricerca e Sviluppo, ha presentato la nuova piattaforma digitale Amicar, sviluppata per gestire in modo integrato i servizi di mobilità sostenibile dell’area flegrea.

La piattaforma, oltre a supportare il car sharing e Amicar Care, sarà interoperabile con il sistema tariffario Unico Campania, ampliando l’offerta di trasporto e semplificando l’esperienza per l’utente. Una soluzione flessibile, scalabile e pronta a integrarsi con i sistemi esistenti: esattamente la filosofia NHP.

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Mobilità sostenibile, tra dati e impatto sociale

Nel corso dell’evento, si è parlato anche di educazione alla mobilità sostenibile, sistemi di supporto alle decisioni per il monitoraggio degli impatti e di come il settore turistico flegreo possa trarre vantaggio da una mobilità più intelligente, condivisa e integrata.

Per conoscere i progetti digitali e sostenibili di NHP visita il nostro sito e contattaci per integrare soluzioni simili nel tuo territorio.