Eco-Fisco: Conto Termico 3.0 lo sportello è tornato aperto. È il momento di agire!

Lo sportello GSE per il Conto Termico 3.0 è tornato operativo. Il portale per la presentazione delle richieste ha riaperto il 13 aprile 2026 alle ore 12:00, segnando la ripresa di uno degli incentivi più attesi dell’ultimo anno in materia di efficienza energetica.

Perché era stato sospeso?

Lo scorso 3 marzo 2026 il GSE aveva disposto la sospensione temporanea dell’invio di nuove richieste, a seguito dell’elevato numero di domande presentate nei primi giorni di apertura del portale: le richieste avevano raggiunto complessivamente circa 1,3 miliardi di euro, rendendo necessario uno stop per consentire le attività di verifica e istruttoria delle pratiche.

Un segnale fortissimo: mai nella storia dei precedenti Conti Termici si era registrato un simile afflusso di domande. Il mercato ha risposto con entusiasmo, e le risorse disponibili — 900 milioni di euro annui, suddivisi in 500 milioni per privati e imprese e 400 milioni per la Pubblica Amministrazione — hanno subito mostrato la loro attrattività.

conto termico 3.0 riapre nhp

Cosa cambia con la riapertura?

Con la riapertura del portale è stata prevista anche una proroga dei termini per l’invio delle istanze la cui scadenza ricadeva nel periodo di sospensioni: una buona notizia per chi aveva pratiche già impostate e temeva di perdere il diritto all’incentivo.

Un’altra novità importante: il 15 aprile 2026 sarà pubblicato nella sezione dedicata il catalogo degli apparecchi prequalificati GSE, uno strumento chiave per tecnici e progettisti, perché consentirà di semplificare la compilazione delle richieste di incentivo e ridurre il rischio di errori tecnici e documentali.

Nella fase attuale il sistema consente esclusivamente la modalità di accesso diretto, ovvero per interventi già conclusi. Restano in attesa di attivazione la prenotazione degli incentivi per le Pubbliche Amministrazioni e altre modalità operative, su cui il GSE ha annunciato ulteriori comunicazioni e FAQ nelle prossime settimane.

Cosa ricordare prima di presentare domanda

Se stai pensando di accedere al Conto Termico 3.0, questi sono i punti chiave da tenere a mente:

  • il contributo è a fondo perduto ed è erogato direttamente sul conto corrente del beneficiario, senza detrazioni fiscali pluriennali;
  • l’incentivo copre fino al 65% delle spese ammissibili per privati e imprese, fino al 100% per determinate tipologie di intervento delle PA in comuni sotto i 15.000 abitanti;
  • per le imprese è obbligatorio inviare un’istanza preliminare al GSE prima dell’avvio dei lavori e non sono ammessi interventi su impianti alimentati a fonti fossili, incluso il gas naturale;
  • per gli interventi sull’involucro è necessario garantire un miglioramento della prestazione energetica di almeno il 10% (che sale al 20% in caso di interventi multipli);
  • il termine generale per presentare domanda è 90 giorni dalla fine lavori (con proroga per le scadenze cadute nel periodo di blocco).

Ne avevamo già parlato: non è una sorpresa

Avevamo già approfondito questo strumento a febbraio, nel nostro articolo dedicato — Conto Termico 3.0: perché è un’opportunità — quando il meccanismo era appena diventato operativo. Chi ci segue sa già che si tratta di uno degli incentivi più accessibili e diretti oggi disponibili per chi vuole investire nell’efficienza energetica senza aspettare anni per recuperare le spese.

La riapertura del portale conferma che lo strumento funziona, che il mercato risponde, e che se hai interventi già conclusi o in corso questo è il momento di muoversi.

NHP può affiancarti in tutto il percorso: dalla valutazione iniziale degli interventi ammissibili alla predisposizione della documentazione tecnica, fino alla presentazione della domanda sul portale GSE. Contattaci per una consulenza.

Cosa cambia col recepimento RED III?

Con il Decreto Legislativo 9/01/2026 n. 5, l’Italia ha ufficialmente recepito la direttiva europea RED III, aggiornando in modo profondo il quadro normativo sulle energie rinnovabili. Il provvedimento, entrato in vigore il 4 febbraio 2026, segna un passaggio chiave nella strategia di transizione energetica nazionale.

Non si tratta solo di un aggiornamento normativo, ma del sistema energetico che viene ripensato per accelerare la diffusione delle fonti rinnovabili, semplificare le autorizzazioni e aumentare gli obblighi di sostenibilità per edifici, imprese e PA.

recepimento red III

Un nuovo quadro normativo per le rinnovabili

Il decreto recepisce la direttiva europea 2023/2413 RED III, che rafforza gli obiettivi comunitari in materia di energia pulita. In particolare, l’UE ha fissato un target vincolante di almeno il 42,5% di energia da fonti rinnovabili entro il 2030, con l’obiettivo di ridurre emissioni e aumentare l’indipendenza energetica

In Italia, questo si traduce in un aggiornamento strutturale della normativa esistente, in particolare del decreto legislativo 199/2021, che viene integrato e ampliato per rendere più efficace l’adozione delle tecnologie rinnovabili.

Più rinnovabili negli edifici

Uno degli aspetti più concreti riguarda il settore edilizio, che rappresenta oggi circa il 40% dei consumi energetici e il 36% delle emissioni in Europa.

Il decreto introduce nuovi obblighi e di integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici, con percentuali più elevate rispetto al passato. A partire dal 2026:

  • le nuove costruzioni dovranno coprire fino al 60% dei consumi energetici con rinnovabili (65% se si tratta di edifici pubblici);
  • anche le ristrutturazioni importanti saranno soggette a quote obbligatorie;
  • gli impianti termici dovranno integrare una quota minima di energia rinnovabile.

Questo significa che fotovoltaico, pompe di calore e sistemi ibridi diventeranno sempre più parte integrante dei progetti edilizi.

Autorizzazioni più veloci e zone di accelerazione

Uno degli ostacoli principali alla diffusione delle rinnovabili è sempre stato quello burocratico. Con il recepimento della RED III, il legislatore interviene proprio su questo punto introducendo le cosiddette “zone di accelerazione”.

Si tratta di aree in cui sarà più semplice e veloce installare impianti rinnovabili, con tempi autorizzativi ridotti fino a 12 mesi.

Questo rappresenta un cambiamento concreto per le imprese: meno incertezza, meno tempi morti e maggiore possibilità di pianificare investimenti energetici.

Nuove regole anche per trasporti, biomasse e idrogeno

Il decreto non si limita al settore edilizio, ma interviene su tutta la filiera energetica.

Tra le novità più rilevanti:

  • rafforzamento del ruolo dei biocarburanti e dell’idrogeno nei trasporti;
  • criteri più stringenti per la sostenibilità delle biomasse, con requisiti più elevati di riduzione delle emissioni;
  • introduzione di nuove definizioni e standard per tecnologie emergenti come il bio idrogeno.

L’obiettivo è creare un sistema energetico integrato, in cui produzione, consumo e mobilità siano sempre più sostenibili.

Cosa cambia per imprese e pubbliche amministrazioni

Per aziende e PA, il recepimento della RED III non è solo un aggiornamento normativo, ma una leva strategica.

Da un lato aumentano obblighi, soprattutto per edifici e interventi di riqualificazione, all’altro lato però si aprono nuove opportunità per accesso agli incentivi, accesso alle comunità energetiche, la possibilità di ridurre i costi energetici e integrare l’efficienza energetica con la produzione da fonti rinnovabili.

In questo scenario, la capacità di pianificare interventi energetici diventa un fattore competitivo sempre più rilevante.

NHP supporta aziende e PA nell’analisi degli interventi energetici, nella progettazione e nell’accesso agli incentivi, accompagnando ogni fase della transizione verso modelli più sostenibili. Scopri di più sul nostro sito.

Hydrogen Horizons – Stoccaggio dell’idrogeno 2.0 Le spugne molecolari che potrebbero cambiare il futuro dell’energia

Nella precedente puntata di Hydrogen Horizons abbiamo provato a fare chiarezza su alcuni dei luoghi comuni più diffusi sull’idrogeno, distinguendo tra percezioni e realtà tecnologica.
Per chi se la fosse persa, puoi leggerla qui: “Miti e realtà sull’idrogeno”.

Tra i temi che emergono più spesso nel dibattito pubblico c’è quello dello stoccaggio: come conservare l’idrogeno in modo sicuro ed efficiente?

Oggi le soluzioni più diffuse prevedono serbatoi ad altissima pressione — fino a 700 bar — oppure la liquefazione a temperature estremamente basse. Tecnologie efficaci, ma complesse e costose.

Negli ultimi anni la ricerca sta però esplorando una strada diversa: lo stoccaggio allo stato solido. Alcuni materiali sono in grado di assorbire l’idrogeno nella propria struttura, trattenendolo come una sorta di spugna microscopica. Questo approccio potrebbe rendere lo stoccaggio più sicuro, compatto ed efficiente.

stoccaggio idrogeno spugne molecolari

Leghe ad alta entropia: più energia nello stesso spazio

Tra i materiali più promettenti ci sono le High-Entropy Alloys (HEA), leghe metalliche composte da più elementi in proporzioni simili.
La loro struttura crea numerosi siti in cui l’idrogeno può inserirsi, permettendo di raggiungere rapporti idrogeno/metallo fino a 2,5, superiori a quelli dei materiali tradizionali.

In pratica significa immagazzinare più energia nello stesso volume, un fattore importante soprattutto nelle applicazioni di mobilità e trasporto.

Un’altra famiglia di materiali molto studiata è quella dei Metal-Organic Frameworks (MOF).

Si tratta di strutture ibride altamente porose composte da metalli e molecole organiche. La loro superficie interna può essere enorme: in alcuni casi un solo grammo di materiale può avere una superficie paragonabile a quella di un campo da calcio.

Grazie a questa porosità, i MOF possono intrappolare le molecole di idrogeno tramite adsorbimento fisico, comportandosi come vere e proprie “spugne molecolari”.

Uno dei principali vantaggi dello stoccaggio allo stato solido riguarda la sicurezza.
Poiché l’idrogeno viene trattenuto nel materiale, è possibile operare a pressioni molto più basse rispetto ai tradizionali serbatoi ad alta pressione, riducendo i rischi legati a perdite o incidenti.

Materiali riciclati e nuove filiere industriali

La ricerca sta inoltre esplorando la possibilità di produrre questi materiali a partire da scarti metallici, riducendo i costi e l’impatto ambientale dell’estrazione di nuove materie prime.

L’obiettivo indicato da diversi programmi di ricerca è ambizioso: portare il costo dello stoccaggio al di sotto dei 10 euro per chilogrammo di idrogeno.

La frontiera dei materiali

La transizione energetica non dipende solo dalle fonti rinnovabili o dalle infrastrutture energetiche. Sempre più spesso la vera innovazione nasce dalla materia stessa: nuovi materiali capaci di cambiare il modo in cui produciamo, immagazziniamo e utilizziamo l’energia.

Le leghe ad alta entropia e i framework metallo-organici rappresentano una delle frontiere più promettenti della ricerca sull’idrogeno. Tecnologie ancora in fase di sviluppo, ma che potrebbero contribuire a rendere questo vettore energetico più sicuro, più efficiente e più accessibile nei prossimi anni.