Hydrogen Horizons – Sicurezza e stoccaggio: miti e realtà sull’idrogeno

L’idrogeno è spesso dipinto come uno dei pilastri del futuro energetico, con potenziale per decarbonizzare settori in cui altre soluzioni faticano, come l’industria pesante o il trasporto a lunga distanza. Tuttavia, la sua diffusione su larga scala non avviene alla velocità che molti si aspettavano e, oltre alle sfide tecnologiche ed economiche, emerge chiaramente un vuoto culturale significativo rispetto alla comprensione e alla familiarità con questa tecnologia. In più del 60% dei Paesi analizzati negli studi scientifici, il livello di consapevolezza pubblica sull’idrogeno è basso e spesso associato a percezioni di rischio e incertezza piuttosto che a benefici concreti. 

Questa limitata familiarità con l’idrogeno non va letta solo come un ostacolo, ma come un enorme margine di crescita culturale e industriale. Proprio perché oggi l’idrogeno è poco presente nell’immaginario collettivo, esiste la possibilità di costruire una narrazione nuova, fondata su dati, casi reali e applicazioni concrete, capace di rendere visibile il suo ruolo all’interno delle infrastrutture energetiche del futuro. 

Rafforzare una cultura condivisa dell’idrogeno, che lo presenti come vettore energetico affidabile, gestibile e già oggi integrabile in molti contesti, può attivare un circolo virtuoso: maggiore comprensione genera fiducia, la fiducia stimola consenso sociale e politico, e questo accelera investimenti, sviluppo delle infrastrutture e riduzione dei costi lungo la filiera. 

In questo percorso, i temi della sicurezza e dello stoccaggio diventano centrali: non come fattori di rischio da temere, ma come ambiti chiave in cui la tecnologia ha già fatto passi decisivi e misurabili.

Mito n.1 – “L’idrogeno è intrinsecamente pericoloso”

L’idea che sia intrinsecamente più rischioso di altri combustibili è ancora molto diffusa, ma poco aderente ai fatti. L’idrogeno, in realtà, non è “più pericoloso”: è diverso. Le sue caratteristiche fisiche lo rendono estremamente leggero e, in caso di dispersione, tende a salire rapidamente verso l’alto, riducendo il rischio di accumuli pericolosi. Certo, ha un ampio campo di infiammabilità e richiede attenzioni specifiche, ma lo stesso vale per il gas naturale, i carburanti tradizionali o le batterie ad alta densità energetica. La differenza la fanno, come sempre, la progettazione degli impianti, i sistemi di monitoraggio e il rispetto delle procedure di sicurezza. Non a caso, l’idrogeno viene utilizzato da decenni in settori industriali altamente regolamentati senza che questo rappresenti un limite operativo.

Mito n.2 – “Lo stoccaggio dell’idrogeno non è sicuro né affidabile”

Un secondo mito riguarda lo stoccaggio, spesso descritto come il vero tallone d’Achille dell’idrogeno. In realtà, le soluzioni di stoccaggio esistono già e sono ampiamente testate. L’idrogeno può essere immagazzinato in forma di gas compresso, in forma liquida a bassissime temperature o attraverso sistemi più innovativi basati su materiali solidi e vettori chimici. Ognuna di queste soluzioni risponde a esigenze diverse e trova applicazione in ambiti specifici, dall’industria alla mobilità. Il punto non è la mancanza di tecnologia, ma la scelta consapevole della soluzione più adatta in base all’uso previsto. Anche in questo caso, la sfida è soprattutto progettuale, non tecnologica.

Mito n.3 – “L’idrogeno è una tecnologia lontana dalla vita quotidiana”

Spesso si pensa che la filiera dell’idrogeno sia troppo giovane o immatura. In realtà, come ogni grande trasformazione energetica servono tempo, investimenti e nuove competenze. Oggi esistono standard tecnici, normative di sicurezza e numerosi progetti pilota e industriali che stanno costruendo un ecosistema solido. Inoltre, molte infrastrutture esistenti, come cavidotti e reti di distribuzione del gas, possono essere riconvertite o adattate per l’idrogeno, rendendo la transizione più rapida ed efficiente. Le infrastrutture non nascono dal nulla: evolvono e crescono insieme alla domanda e alla maturità del mercato.

Alla fine, la vera sfida non è tanto legata alla sicurezza o allo stoccaggio, quanto alla cultura dell’energia. Oggi parlare di idrogeno significa parlare di ingegneria avanzata, sistemi di controllo intelligenti, materiali evoluti e approcci integrati alla sicurezza.

Superare i miti non vuol dire ignorare i rischi, ma affrontarli con competenza e consapevolezza. È da qui che passa il futuro dell’idrogeno: non come promessa astratta, ma come soluzione concreta, progettata e gestita con responsabilità, capace di contribuire in modo reale alla transizione energetica.

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Hydrogen Horizons – Cos’è l’idrogeno verde e perché è fondamentale per la decarbonizzazione industriale

L’idrogeno è l’elemento più abbondante dell’universo: leggero, versatile, potente. Eppure, per quanto sembri paradossale, in natura non si trova quasi mai allo stato puro. Per ottenerlo bisogna estrarlo, e il modo in cui lo si produce fa tutta la differenza.
In questo primo articolo della rubrica Hydrogen Horizons vogliamo chiarire perché oggi si parla così tanto di idrogeno verde e quale ruolo sta assumendo nella decarbonizzazione dell’industria. Ne avevamo già accennato in un approfondimento precedente — ne abbiamo parlato qui — dove spiegavamo cosa distingue l’idrogeno verde da quello blu e grigio. 

L’idrogeno è definito “verde” quando viene prodotto attraverso l’elettrolisi dell’acqua alimentata esclusivamente da fonti rinnovabili. È una tecnologia elegante nella sua semplicità: scindere l’acqua in idrogeno e ossigeno utilizzando elettricità pulita. Il risultato è un vettore energetico completamente privo di emissioni dirette di CO₂, capace di garantire grande flessibilità d’uso senza impatti climatici.

idrogeno verde

Ma perché è così centrale per la decarbonizzazione industriale?

Perché esistono settori produttivi — i cosiddetti hard-to-abate — in cui l’elettrificazione non basta. Acciaierie, cementifici, impianti chimici e industrie ceramiche richiedono temperature estremamente elevate e processi che non possono essere alimentati soltanto con energia elettrica. Qui entrano in gioco le molecole, e tra tutte, l’idrogeno verde è quello che permette di sostituire carbone, gas naturale e combustibili fossili senza stravolgere l’intero impianto produttivo.

L’impatto è sorprendente: sostituire una tonnellata di idrogeno grigio con idrogeno verde può evitare fino a dieci tonnellate di CO₂, e il beneficio cresce ulteriormente quando l’idrogeno rinnovabile sostituisce direttamente combustibili fossili nei processi industriali. Parliamo di una delle più importanti “leve climatiche” a disposizione dell’industria nel breve-medio periodo.

idrogeno verde e decarbonizzazione

Oltre al beneficio ambientale, c’è un altro aspetto fondamentale: l’idrogeno può essere stoccato, trasportato e utilizzato quando serve. Questa caratteristica lo rende una riserva strategica, capace di compensare l’intermittenza delle fonti rinnovabili e di garantire maggiore stabilità ai sistemi produttivi. Per le aziende significa minore esposizione alla volatilità dei prezzi del gas, maggiore autonomia e un controllo più solido dei costi energetici.

idrogeno verde e decarbonizzazione
Dopo il 2030 la capacità di idrogeno verde accelera (asse sinistro) e comincia a entrare nei settori a più difficile decarbonizzazione (hard-to-abate).

L’espansione dell’idrogeno verde, inoltre, sta già stimolando la nascita di intere filiere industriali: dalla produzione di elettrolizzatori alle infrastrutture di compressione e stoccaggio, fino allo sviluppo di nuovi distretti tecnologici. È un vero e proprio volano di innovazione e competitività.

L’idrogeno verde non risolve tutto, ma rappresenta una componente imprescindibile della transizione energetica. È l’unico vettore in grado di intervenire nei settori più difficili da decarbonizzare, e per questo merita un’attenzione dedicata. In NHP, con Hydrogen Horizons vogliamo raccontare questo percorso, mostrando come tecnologie, normative e modelli industriali stiano convergendo verso un nuovo modo di produrre e utilizzare energia.

Benvenuti in questo viaggio: l’innovazione sta prendendo forma, una molecola alla volta.